L’Unità (Riccardo De Gennaro)

domenica 11 marzo 2012
di  NLLG

Il ’900? Un film tra il comico e lo splatter

Riccardo De Gennaro

L’Unità, 13 ottobre 2008


Autori di culto. Lo è Patrik Ourednìk, cèco, classe 1957, che con Europeana e Istante propizio, editi entrambi dalla :duepunti edizioni di Palermo, ci racconta il secolo appena concluso.

Si chiama Patrik Ourednik e la prima cosa che uno fa, sentendone il nome, è provare ad anagrammarlo, o a leggerlo al contrario, per scoprire se contiene qualche segreto. Appurato che non esistono parole chiave, o spazientiti da un rompicapo più impegnativo del cubo di Rubik, si è poi assaliti dal dubbio che Ourednik non sia il nome di uno straordinario scrittore vivente, nato a Praga nel ’57 ed emigrato a Parigi a venticinque anni, ma il personaggio di un racconto, come quel tale odradek. Dato che, però, Praga annovera un altro grande scrittore il cui nome e cognome rimano in «ik» (Ludvik Vaculik), alla fine, sebbene a fatica, si accetta che Ourednik sia un uomo in carne e ossa, non un nipotino dell’indimenticabile rocchetto di filo di Kafka. Ma questo, naturalmente, non toglie che Ourednik – erede per capirsi di Queneau e Perec – sia una delle figure più singolari del panorama letterario europeo. Anarchico, insofferente a qualsivoglia classificazione, lo scrittore ceco ha pubblicato in Italia due libri, Europeana e Istante propizio, 1855, editi entrambi da una sorprendente casa editrice di Palermo, la :duepunti edizioni (no, non è un refuso, prima di duepunti c’è proprio il segno dei due punti), che gli sono stati sufficienti per diventare un autore cult: di lui si sono innamorati, ad esempio, oltre a Dario Voltolini, gli scrittori della cosiddetta «scuola emiliana» (Nori, Benati, Cornia, Colagrande…), che ne condividono l’autoironia, l’amore per i giochi di parole, l’apertura a nuovi generi letterari, una concezione della realtà. Non a caso nel nuovo numero della loro rivista di «letteratura comparata al nulla» (L’accalappiacani, Derive/Approdi, euro 14 con cd allegato), c’è un’esilarante poesia, o per meglio dire una filastrocca, dello stesso Ourednik, che – omettendo gli a capo – comincia così: «Questa poesia è per Pavlinka Kalidova. Se non sapete chi è Pavlinka Kalidova questa poesia non vi dirà niente. Se sapete chi è Pavlinka Kalidova questa poesia non vi dirà niente lo stesso». Se Istante propizio, 1855, storia di un gruppo di anarchici e di comunisti dell’Ottocento che si mettono in mare per andare a fondare una comunità in Brasile, è importante perché contiene il «manifesto» dell’estetica di Ourednik, Europeana. Breve storia del XX secolo è il suo capolavoro. «Quello che m’interessa nella scrittura, in quella degli altri come nella mia, è quella che di solito viene definita la verità dell’epoca», ha dichiarato Ourednik in una sua conferenza in Italia. Europeana è la storia del Novecento europeo vista dal basso delle trincee e mostra, appunto, la verità dell’epoca. Non dice i nomi di coloro che hanno deciso le guerre, ma parla soprattutto di guerre e genocidi. Non elenca gli inventori e gli scienziati, ma descrive l’effetto delle loro tragiche invenzioni. Ourednik racconta la storia attraverso piccoli fatti di cronaca, dati statistici, aneddoti, discipline filosofiche, senza gabbie cronologiche, senza categorie ideologiche, senza giudizi o pregiudizi. Il testo ha un taglio dichiaratamente banale (si tratta di un elenco di immagini, di cifre e di analisi collegate con la sola congiunzione «e», che contribuisce ad appiattire il discorso, azzerare i valori, tracciare una linea di fuga di stampo deleuziano), ma è efficacissimo. Dalle 150 pagine emerge un quadro allucinato degli orrori del secolo passato, una sorta di immensa discarica a cielo aperto, che ci fa dire: come abbiamo potuto? E soprattutto: riusciremo a fare in modo che il XXI secolo non venga raccontato anch’esso come un film tra il genere comico e lo splatter, dove l’irrefrenabile Charlot non è mai l’omino buono, ma il boia?


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